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Castrovillari e le Unioni Civili. Croce o delizia dei rapporti? Il punto di Antonello Pompilio (PD)

Castrovillari (CS) – «La proposta del PD di istituire a Castrovillari il registro delle unioni civili ha riaperto il dibattito su tali unioni ed i recenti contributi, di talune forze politiche di destra ma anche di esponenti locali del PD, impongono una presa di posizione che, in verità, il circolo di Castrovillari aveva già assunto con un comunicato risalente al mese di Novembre dello scorso anno». Inizia così un comunicato che Antonello Pompilio, segretario del circolo PD, ha affidato alla stampa per fare il punto su un tema che attualmente sta dividendo più voci, esponenti politici e non solo.

«Ritengo siano rispettabilissime – si legge nella nota – tutte le obiezioni alle unioni civili fondate sui piani culturale, politico, etico e filosofico o religioso ma, onde evitare integralismi e per non dare un taglio ideologico al dibattito, conviene partire da considerazioni giuridiche e costituzionali».

Si sente spesso parlare di unioni civili. Il diritto, infatti, non è rimasto indifferente all’evoluzione dei costumi ed esiste oggi un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

Innanzitutto, cosa s’intende con questa espressione? Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio, o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza o alle quali abbiano riconosciuto uno status giuridico. La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un’estrema varietà di regole e modelli di disciplina. In particolare, le unioni civili possono riguardare sia coppie di diverso sesso sia coppie dello stesso sesso.

«La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea – precisa il segretario PD Pompilio – giuridicamente vincolante dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, stabilisce, all’art. 9, che il diritto di sposarsi ed il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.

La distinzione tra il diritto di sposarsi e quello di costituire una famiglia è stata introdotta proprio per consentire la costituzione legale di unioni distinte da quelle matrimoniali, comprese quelle tra persone dello stesso sesso». Coloro che si oppongono al provvedimento, considerano le unioni civili come «la causa che mina il matrimonio e chi sceglie la convivenza intende sottrarsi al rispetto dei valori».

E’ un tema scottante che divide le opinioni politiche e cittadine. La gente comune esprime le proprie idee. C’è chi è convinto che l’amore non debba ridursi al matrimonio, ad unioni convenzionali regolate esclusivamente da documenti e burocrazie e chi, invece, considera la famiglia come quel rapporto indelebile consacrato, ufficializzato e, soprattutto, che coinvolge un uomo e un donna, marito e moglie.

«E’ assolutamente necessario – si legge nella nota del PD – che la legge disciplini anche diritti e doveri reciproci dei conviventi, diritti e doveri simili, con le differenze suggerite dalla diversità dei fenomeni, a quelli dei coniugi; solo così potrà giustificarsi un’estensione ai conviventi dei diritti accordati ai coniugi. Questa mi pare la risposta a chi vede nelle unioni civili un “cavallo di Troia per introdurre nell’opinione pubblica castrovillarese modelli di famiglia diversa” riconosciuti peraltro dalla Corte Costituzionale».

Le schiere politiche sono divise. «Le unioni civili? Non servono, sono contro la Costituzione e la “tradizione culturale” italiana e soprattutto nessuno in Parlamento si imbarcherebbe in una battaglia sui diritti civili». Si può riassumere così il documento del Pdl scritto dopo la riunione fissata per decidere la posizione su matrimoni gay e unioni di fatto. «Vogliamo una società ispirata a valori ben fondati nella nostra tradizione culturale e nella Carta costituzionale – sostengono i parlamentari del Pdl nel documento – e per questo ci opponiamo a qualsiasi tentativo di decostruzione della famiglia basata sul matrimonio».

«Si può convenire sul fatto – conclude Pompilio nella sua nota – che l’istituzione del registro abbia più valore simbolico che pratico, così come, peraltro, si deve convenire, all’opposto, ch’è meglio far parte del novero dei centoquaranta comuni che questo registro hanno istituito piuttosto che di quello più consistente che ha deciso di negare la realtà».

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