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Terremoto Pollino: La Regione Basilicata dice si al Governo per lo stato d’emergenza ma chiede la messa in sicurezza del territorio

Potenza – Sono le 12,11 del 8 Novembre quando nel Pollino calabro-lucano la terra continua a tremare. Tre gradi della scala Richter. Questa volta. Appena arrivati a Rotonda, uno dei centri più colpiti del versante lucano, limitrofo a Mormanno, epicentro della forte scossa di magnitudo 5.2 del 26 Ottobre scorso, i volti dei residenti sono quelli di sempre: impauriti e rassegnati al contempo, di gente che convive da oltre due anni con un incessante sciame sismico. Argomente del giorno, nella piazza del paese dove sono parcheggiati i mezzi dei Vigili del Fuoco, tanto per cambiare: il terremoto.

Oggi alle 17,30 ci sarà l’incontro di sindaci e del presidente del Parco con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Antonio Catricalà, ma già il governo ha già chiesto l’intesa alle Regioni per il riconoscimento dello stato di emergenza per i comuni più colpiti.

Il Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo (nella foto), e il vice presidente, Agatino Mancusi hanno, infatti, espresso l’intesa della Regione Basilicata al Governo per l’ottenimento della dichiarazione di stato di emergenza per il terremoto del Pollino.
“Riteniamo tuttavia – hanno spiegato De Filippo e Mancusi – che questa strada non sia di per sé sufficiente ad affrontare la questione in modo corretto, poiché risolvere le emergenze determinate dalla scossa del 26 ottobre scorso non basta. Alla luce della situazione sismica della zona – hanno aggiunto – la parte più consistente dell’attività deve essere quella di messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio, portando avanti e rafforzando un’azione già fatta per essere certi che anche eventi futuri trovino quei territori pronti e le popolazioni siano tutelate, ed è su questo che ci aspettiamo ulteriori provvedimenti”.

Per i due rappresentanti della Basilicata “la scelta del Governo di attivare le procedure per la dichiarazione dello Stato di emergenza è sicuramente un segnale di attenzione alle aree colpite dal sisma e alle due Regioni di cui fanno parte, ma se il tutto si risolvesse nell’automatico aumento delle accise sui carburanti nei due territori per finanziare gli interventi, a danno dell’economia delle famiglie e della competitività dei sistemi produttivi, l’attenzione potrebbe trasformarsi in beffa e anche di questo chiediamo si tenga conto”.

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