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Incendi: Oltraggiato Monte Sant’Angelo. Bruciate le colline da cui San Francesco salutò la Calabria

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di Roberto Fittipaldi

Castrovillari (CS) – Una notte di roghi, quella appena trascorsa. E a 24 ore dall’apocalisse di fuoco, Castrovillari si riscopre ferita – ancora una volta – nei suoi tesori più belli: le colline che fanno da contorno all’abitato nord della città. Porta d’ingresso nella ex capitale del Pollino, di un Parco Nazionale oltraggiato quest’anno più che mai. Ma anche porta d’uscita dell’antica terra di Calabria. Il monte Sant’Angelo, anch’esso oltraggiato dal fuoco, ancor più se si considera che è il luogo dal quale San Francesco da Paola – diretto in Francia – salutò e benedì la sua terra.

Ciò che rimane oggi di pinete e macchia mediterranea è cenere ancora fumante. Case lambite dal fuoco, abitazioni minacciate, scuole – le più nuove della città  ricche di materiali e laboratori – a rischio, un parco auto comunale, un rifornimento di benzina, tutto per una sera in preda alla minaccia del fuoco che avanzava. E i pochi mezzi del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco e dei volontari della Protezione civile dotati di pick up del Parco Nazionale del Pollino a fronteggiare la sua incessante marcia, solo nel pomeriggio ritardata da un elicottero intervenuto quando ormai il fuoco si stava propagando. Alle 14,30 – ci racconta un testimone – era piccolo tanto da poter essere spento anche con un secchio d’acqua da qualsiasi comune cittadino. Sono trascorse tre ore ed è scoppiato l’inferno. Fiamme alte decine di metri, fomentate dal forte vento, che non ha impedito di avviluppare 20 ettari di pineta, e di portare morte e distruzione tra animali e piante.

Oltre che nelle gole dei cittadini residenti in centinaia di abitazioni disseminate su oltre un chilometro di strada di corso Calabria da un lato e dall’altro, oltre che a ridosso delle colline brucianti.
Nubi di fumo e cenere dappertutto. Le gole “graffiate”, dei castrovillaresi, tuttavia, son ben poca cosa rispetto alla ferita inferta all’anima di tutti coloro che amano il verde e quelle colline che rappresentavano il parco naturale paeaggistico più bello della città, da tenere a cuore. Ma anche quest’anno, come accaduto dal 2007 in poi, la mente criminale e malata di folli incendiari ha cancellato tutto. La prevenzione non ha funzionato. E solo il lavoro di pochi ha consentito di venirne a capo, anche se quando il danno era già abbondantemente consumato. Ora lecchiamoci le ferite! Ma almeno questa volta facciamo in modo che non si verifichi mai più.

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