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“Jè l’ore i sta citte”. Addio a Giacinto Luzzi

di Roberto Fittipaldi

E’ venuto “il tempo del silenzio”, “l’ore i sta citte“. Quando: “Cu sape pregà prèghede. L’ate stane. E pènsene“. Desidero salutarlo così – con i suoi stessi versi che davano il titolo ad una raccolta di poesie in dialetto calabrese di Oriolo, dov’era nato nel 1924 – Giacinto Luzzi (nella foto dell’Archivio di “Città Oggi”), medico, politico, scrittore, pubblicista, deceduto ieri sera, 24 aprile, nella sua casa di Castrovillari, alla vigilia della festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo che pure  aveva narrato a Slow Time in una lunga intervista  [VIDEO] (rilasciata al TG di Slow Time in occasione del 25 Aprile 2006), l’ultima volta.

Giacinto Luzzi era un caro amico. L’ho conosciuto per via della sua grande passione civile e politica agli albori della mia attività giornalistica. E’ stato amore a prima vista. Anche perché ci univano le comuni origini in quell’Alto Jonio interno, bello ma dimenticato da tutti, di cui lui era orgoglioso paladino. Una conoscenza divenuta via via amicizia. Lui mi seguiva, commentava i miei servizi televisivi, i mie articoli pubblicati sul “Quotidiano della Calabria”, specie quelli dedicati alla Sanità: da ex amministratore della sanità (era stato presidente dell’Ospedale di Castrovillari e consigliere a quello di Mormanno impegnandosi per la sua trasformazione in Centro di Riabilitazione), con la competenza del medico di frontiera (medico-condotto a Oriolo, Laino Castello e Castrovillari), indicava sempre, lucidamente, i percorsi necessari a renderla efficiente, umana e per tutti. Era ormai un saggio opinionista, tanto da iniziare una collaborazione settimanale con il giornale all’epoca diretto da Ennio Simeone, sfociata in numerose riflessioni in particolare sul Piano Sanitario Regionale di metà anni Novanta, e sui Piani Attuativi Locali raccolte in un  libro curato dalla Comunità Montana del Pollino. Il titolo, “Tra le nebbie della sanità” (1996), indica, oggi che la nebbia è sempre più densa, che al peggio non c’è mai fine!

Il suo primo libro in vernacolo è Na notte (Je murije da voglie i jesse vuste bene!), del 1998 (edito da “il Coscile”, di Mimmo Sancineto, come tutti i suoi libri). Nel ’90 è la volta di una tragedia d’impianto greco, Bufera, sempre in dialetto. Nel ’91 arrivano i racconti de “Il sentiero delle fragole” e nel ’95 un romanzo, “L’uomo che giocava a scacchi“, nel quale rivive il conflitto tra ideologia e pratica quotidiana della politica.

«Giacinto Luzzi – ricordano le note biografiche riportate sui suoi libri – ha studiato al Liceo classico Telesio di Cosenza e si è laureato in Medicina a Bologna, specializzandosi in Cardiologia. Per circa trenta anni i contadini del suo paese e di Laino hanno avuto modo di stimare profondamente il medico che “leggeva” nel loro cuore».

«Dal 1976 scese con la famiglia a Castrovillari e lavora con  una rara dedizione al suo dovere di medico. Accanto all’attività professionale quella politica. Iscritto nel 1946 al P.C.I. è stato più volte candidato al Comune (a Oriolo e a Castrovillari)», dove è stato consigliere comunale, «alla Provincia, alla Regione. La candidatura al Senato, nel 1976, coronata da una grande affermazione personale, è stata, per usare le sue parole “la più bella avventura politica”.»

«Stimolato dalla sua viva intelligenza, Luzzi ha coltivato vari interessi culturali, ma ha sempre riservato uno spazio rilevante alla conoscenza delle opere di scrittori e poeti italiani e stranieri, come T. Mann. P. P. Pasolini, A. Pierro. Quest’ultimo ha costituito un modello da tener presente nella sua produzione in vernacolo.». (…) «La scelta del vernacolo ha, per Luzzi, un profondo significato: in una società dal babelico frastuono il dialetto, rispetto alla “lingua degli oppressori”, racchiude una grande energia poetica».

Se ne va, dunque, un amico, una persona che non ti stancavi mai di ascoltare. Che, è vero, non scrive più, ma che ha lasciato un testamento unico nei suoi libri e nella sua vita, una testimonianza autentica che i più giovani – specie coloro che si candidano ad amministrare la città che lo ha visto instancabile protagonista – dovrebbero conoscere e studiare. Ma adesso, è “l’ore i sta citte”. “E’ il tempo del silenzio!” “Chi sa pregare, prega./ Gli altri stanno/ E pensano.”

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Categorie:News, Tempo
  1. 26 aprile 2012 alle 08:32

    Commovente articolo.
    Bel modo di ricordare una persona che è stato un faro di luce.
    non aggiungo altro caro direttore se non i miei complimenti per l’articolo…
    e una preghiera a modo mio, (chissà se la stessa che avrebbe recitato il dottore Luzzi)

  2. Francesco Alberti
    28 aprile 2012 alle 17:34

    Ciao Giacinto, Maestro, mi hai condotto per mano e mi hai dato sempre fiducia e buoni consigli, non ti dimenticherò.
    Un unico rammarico: non averti dato un ultimo saluto, in un mondo fatto sempre di corsa! Francesco.

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