Castrovillari (CS) - Nella logica dell’accoglienza cristiana non importa chi tu sia, quale storia tu abbia alle spalle, dove tu vada dopo quest’incontro. L’unica cosa che mette in moto il cuore è la logica cristiana contenuta nel passo del vangelo di Matteo (capitolo 25) “Ero forestiero e mi avete accolto”.
Da questa semplicità evangelica si può iniziare per spiegare l’iniziativa di accoglienza degli extracomunitari che la Caritas Parrocchiale di San Francesco, in collaborazione con l’Associazione “Suor Semplice”, il gruppo scout Castrovillari 4 e la Croce Rossa Italiana di Castrovillari, ha messo in campo per quattro giorni consecutivi in occasione della festa patronale della Madonna del Castello.
Braccia operose, mosse dal senso gratuito della solidarietà, che dal 30 aprile hanno costruito, nel cortile della parrocchia francescana della città del Pollino, un vero punto di prima accoglienza per i tanti immigrati venditori ambulanti che hanno raggiunto Castrovillari.
Insieme i quattro sodalizi hanno gestito, presso i locali della Caritas parrocchiale, una vera e propria mensa, animata dallo spirito dell’accoglienza semplice e diretta, coinvolgente e discreta, sospinta da quel vincolo di fraternità che nasce dalla bellezza dello spirito delle persone che hanno messo cuore, braccia e tempo a disposizione dei tanti che si sono rivolti al centro parrocchiale.
Circa 120 persone, per la maggior parte provienti dal Bangladesh e dall’Africa centrale, hanno affollato per tutte le giornate la mensa dove ogni mattina, alle nove in punto, i volontari offrivano una frugale, ma calorosa colazione. Poi, con una tagliandino precedentemente distribuito dai volontari - che hanno preso contatto con tutte gli extracomunitari che hanno usufruito del servizio - la mensa ha fornito ai “forestieri” una sacco per il pasto giornaliero. Oltre trecentocinquanta i pasti distributi nei tre giorni di festa. Ma gli stessi sono stati anche indirizzati per le eventuali problematiche di salute e di gestione dei piccoli problemi che possono insorgere in chi conduce una vita “nomade” come quella dei venditori ambulanti.
Sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle, abbracci sinceri, hanno chiuso questa tre giorni che si ripete ormai da anni nel silenzio delle istituzioni, forse troppo distratte a pensare al luccichio della festa, per accogersi di decine di persone che offrono alla città il senso vero dell’accoglienza cristiana, in maniera disinteressata.
Un’esperienza, che con l’entusiasmo delle associazioni che la mettono in piedi anno dopo anno, inizia a diventare una realtà che vuole crescere per diventare punto di riferimento costante per i tanti poveri e bisognosi che la città, purtroppo, ha.






