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Poverta’: Tecnologia e innovazione, un binomio per vincerla

A Infopoverty, la conferenza mondiale dell’ONU le proposte per combattere l’arretratezza nei Paesi in via di sviluppo. Grazie alla telemedicina sarà possibile diagnosticare l’infezione da HIV nei nascituri

di Laura Alfano

New York – Sconfiggere la povertà e salvare il pianeta con le tecnologie low cost e a basso impatto ambientale. È all’insegna di questo duplice obiettivo che si è svolta nei giorni scorsi, al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York, l’ottava conferenza mondiale di Infopoverty, il Programma delle Nazioni Unite coordinato dall’OCCAM, l’Osservatorio per la comunicazione culturale e audiovisiva creato nel 1997 dall’Unesco.

È giunto il momento che tutte le parti interessate partecipino attivamente per rafforzare il ruolo cruciale che le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) possono svolgere nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio – in particolare sostenendo programmi per alleviare lo stato di povertà: combattere quindi la mancanza di elettricità e di acqua potabile, i bassi tassi di alfabetizzazione, le differenze culturali dei paesi in via di sviluppo. È questo il monito lanciato in conclusione da Infopoverty.

Un progetto ambizioso, ma come realizzarlo? Secondo il programma dell’Onu, che coinvolge più di cento istituzioni internazionali, questo sarebbe possibile fornendo servizi a banda larga come la telemedicina, l’ e-learning, l’e-government alle comunità svantaggiate. Così i Paesi in via di sviluppo potrebbero diventare l’avanguardia della rivoluzione digitale, al più alto livello tecnologico possibile.

Collegati in videoconferenza con il Palazzo di Vetro dal Politecnico e dalla Cattolica di Milano, ricercatori, aziende e diversi enti regionali si sono confrontati sulle tecnologie ecologiche e a basso costo che possono migliorare la vita di milioni di persone nel mondo. Un esempio concreto di come ciò sia possibile è offerto, come già detto, dalla telemedicina, che può consentire una più rapida diffusione dell’informazione scientifica e una migliore cura del paziente anche a distanza: “Grazie ad uno scanner realizzato apposta per persone analfabete – ha spiegato Alberto Rovetta, coordinatore di Infopoverty Italia – riusciamo a ricevere dai Paesi africani i vetrini ad esempio delle donne gravide. In questo modo riusciamo a diagnosticare l’infezione da HIV nei bambini prima ancora della nascita, per poi indicare eventuali terapie”.

Inoltre nell’ambito del progetto Infopoverty l’Università Cattolica ha dato vita quest’anno al Centro di solidarietà internazionale che intende dare un contributo sotto il profilo della formazione a distanza. E nei prossimi mesi partirà un progetto in collaborazione con l’Università di Kampala, in Uganda, per corsi di formazione in ambito agricolo. Mentre in Honduras, Libano, Tunisia, Madagascar sono già stati sviluppati programmi basati sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione applicate a piani di sviluppo. Le nuove tecnologie e le fonti energetiche rinnovabili rappresentano dunque per gli esperti una speranza concreta per vincere il sottosviluppo nei Paesi più poveri del mondo.

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Written by slowtime

21 Aprile 2008 a 1:40 PM

Pubblicato in Tempo

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