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Archive for Aprile 21st, 2008

“Baby parking” in oncologia

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Castrovillari (CS) - Si chiama “Baby parking“, letteralmente un “parcheggio per bambini” e sarà realizzato nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Castrovillari per accudire i bimbi dei pazienti costretti alle cure oncologiche e impossibilitate a lasciare i propri figli in strutture idonee nei loro paesi di provenienza.

L’Associazione “Non più soli” di Castrovillari ha ottenuto, infatti, il finanziamento del progetto da parte della F.A.V.O. (Federazione Nazionale delle Associazioni di Volontariato Oncologico).

“Si tratta di un progetto – spiega il presidente dott. Gianni Cicero – teso a ridurre i disagi fisici e psicologici di quelle mamme che, dovendo effettuare le terapie nel reparto di oncologia di Castrovillari sono costrette a
portarsi dietro i loro figli in età prescolare, poichè spesso nei paesi di provenienza mancano strutture idonee ad assicurare la necessaria assistenza a questi bambini. Accanto al reparto oncologico, quindi, sorgerà al più presto uno spazio destinato all’accoglienza di bambini da 3 mesi a 5 anni, dotato di tutto quanto è necessario perchè possano vivere in modo spensierato e sereno le ore che, per forza maggiore, sono costretti a passare in ospedale, dove saranno accuditi dalle volontarie dell’associazione stessa”.

“Non possiamo che complimentarci con l’associazione “Non più soli” – ha commentato la scrittrice Vera Casciaro che ha divulgato la notizia per conto del sodalizio castrovillarese – per l’importante riconoscimento, che premia la sensibilità e l’impegno spesi sempre a favore delle persone più fragili e bisognose”.

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21 Aprile 2008 alle 7:02 PM

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Poverta’: Tecnologia e innovazione, un binomio per vincerla

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A Infopoverty, la conferenza mondiale dell’ONU le proposte per combattere l’arretratezza nei Paesi in via di sviluppo. Grazie alla telemedicina sarà possibile diagnosticare l’infezione da HIV nei nascituri

di Laura Alfano

New York – Sconfiggere la povertà e salvare il pianeta con le tecnologie low cost e a basso impatto ambientale. È all’insegna di questo duplice obiettivo che si è svolta nei giorni scorsi, al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York, l’ottava conferenza mondiale di Infopoverty, il Programma delle Nazioni Unite coordinato dall’OCCAM, l’Osservatorio per la comunicazione culturale e audiovisiva creato nel 1997 dall’Unesco.

È giunto il momento che tutte le parti interessate partecipino attivamente per rafforzare il ruolo cruciale che le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) possono svolgere nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio – in particolare sostenendo programmi per alleviare lo stato di povertà: combattere quindi la mancanza di elettricità e di acqua potabile, i bassi tassi di alfabetizzazione, le differenze culturali dei paesi in via di sviluppo. È questo il monito lanciato in conclusione da Infopoverty.

Un progetto ambizioso, ma come realizzarlo? Secondo il programma dell’Onu, che coinvolge più di cento istituzioni internazionali, questo sarebbe possibile fornendo servizi a banda larga come la telemedicina, l’ e-learning, l’e-government alle comunità svantaggiate. Così i Paesi in via di sviluppo potrebbero diventare l’avanguardia della rivoluzione digitale, al più alto livello tecnologico possibile.

Collegati in videoconferenza con il Palazzo di Vetro dal Politecnico e dalla Cattolica di Milano, ricercatori, aziende e diversi enti regionali si sono confrontati sulle tecnologie ecologiche e a basso costo che possono migliorare la vita di milioni di persone nel mondo. Un esempio concreto di come ciò sia possibile è offerto, come già detto, dalla telemedicina, che può consentire una più rapida diffusione dell’informazione scientifica e una migliore cura del paziente anche a distanza: “Grazie ad uno scanner realizzato apposta per persone analfabete – ha spiegato Alberto Rovetta, coordinatore di Infopoverty Italia – riusciamo a ricevere dai Paesi africani i vetrini ad esempio delle donne gravide. In questo modo riusciamo a diagnosticare l’infezione da HIV nei bambini prima ancora della nascita, per poi indicare eventuali terapie”.

Inoltre nell’ambito del progetto Infopoverty l’Università Cattolica ha dato vita quest’anno al Centro di solidarietà internazionale che intende dare un contributo sotto il profilo della formazione a distanza. E nei prossimi mesi partirà un progetto in collaborazione con l’Università di Kampala, in Uganda, per corsi di formazione in ambito agricolo. Mentre in Honduras, Libano, Tunisia, Madagascar sono già stati sviluppati programmi basati sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione applicate a piani di sviluppo. Le nuove tecnologie e le fonti energetiche rinnovabili rappresentano dunque per gli esperti una speranza concreta per vincere il sottosviluppo nei Paesi più poveri del mondo.

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21 Aprile 2008 alle 1:40 PM

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Nuove tecnologie per crescere. Il caso Soveria Mannelli

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Calabria - Se per i paesi in via di sviluppo le nuove tecnologie sono una opportunità da non perdere, per i Paesi sviluppati rappresentano una straordinaria risorsa per consolidare la crescita, diffondere conoscenze e saperi, rafforzare la democrazia e l’ammodernamento dell’Amministrazione pubblica.

E in Italia a che punto è la diffusione delle nuove tecnologie? Secondo l’ultimo rapporto Censis-Ucsi il numero di utenti di Internet ha raggiunto il 37,6 per cento della popolazione (contro il 61,4 per cento della Gran Bretagna), ma fa ben sperare il caso di Soveria Mannelli, in Calabria. Secondo uno studio del Censis, infatti, questo piccolo centro della provincia di Catanzaro con poco più di tremila abitanti, è il comune più informatizzato d’Italia. Il 66,7 per cento della popolazione possiede un computer e nel 60,2 per cento dei casi è connesso a Internet, una media ben più alta di quella nazionale.

Il risultato è frutto di “Soveria.it“, l’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale a favore dell’innovazione della Pubblica amministrazione locale e della promozione e della conoscenza delle nuove tecnologie sul territorio. Non si tratta dunque di un processo avviato dal basso, non si è creata la comunità virtuale dei soveritani come spontanea iniziativa di giovani internauti, è stata piuttosto l’Amministrazione a sollecitare il processo di modernizzazione in atto coinvolgendo le diverse categorie sociali.

l.a.

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21 Aprile 2008 alle 1:39 PM

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Salone Internazionale del Mobile, Milano capitale del design

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di Laura Bonadies

Milano – Si concluderà oggi la 47esima edizione del Salone Internazionale del Mobile, la più grande manifestazione del design che ha visto protagonista il capoluogo lombardo dal 16 aprile scorso. Organizzato dalla Cosmit, la manifestazione rappresenta un momento in cui la città si anima e per sei giorni si popola di manifestazioni culturali, incontri, dibattiti e performance artistiche che coinvolgono tutti, dagli addetti ai lavori agli studenti, dagli appassionati ai semplici curiosi.

Come ogni anno, alla fiera di Rho-Pero sono arrivati i marchi più prestigiosi del design italiano e i nomi più noti degli architetti e creativi che danno vita ai loro prodotti. Da Philippe Starck a Ron Arad, da Antonio Citterio a Rodolfo Dordoni, da Tokujin Yoshioka a Konstantin Grcic, da Patricia Urquiola a Paola Navone e molti altri, tutte le firme più celebri del design contemporaneo.

Un’edizione, questa, che ha segnato cifre da record. Solo nella giornata di sabato, sono state registrate oltre 270 mila presenze, pari al numero totale di visitatori della scorsa edizione.
Dati che sottolineano l’attenzione che viene dedicata a questa nuova forma d’arte e che consacra Milano, la vera capitale del design italiano.

Ma il Salone del Mobile non si è svolto solo all’interno dell’area fieristica ma ha visto protagonista l’intera città. Grazie al Fuori Salone, l’evento nell’evento, in diversi quartieri della città è stato possibile ammirare le creazioni di tanti artisti, soprattutto giovani. L’appuntamento più hot di tutta la kermesse milanese è stato sicuramente : free:go, presentato sabato 19 aprile presso lo Spazio Maderna.

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21 Aprile 2008 alle 12:30 PM

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Free:go, quando le maniglie diventano arte

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Milano – Il filo conduttore dell’intero evento che si è svolto in via Maderna, sabato 19 aprile, sono stati i sensi. Udito, tatto, gusto, vista, olfatto; un percorso a 360 gradi che ha offerto una visione del design e del quotidiano che coinvolge corpo e mente portando l’esperienza vissuta su un piano attivo.

Lo spazio ha accolto le creazioni del giovane e brillante designer italiano Giangi Razeto, in grado di dare il proprio contributo creativo in un panorama produttivo che pare essere arroccato su posizioni di una staticità preoccupante. Protagonista dell’evento sono state le maniglie, veri e propri gioielli della ‘natura’, di fortunati scarabei, di tatto che si definisce in forme. Le maniglie di una porta simboleggiano l’apertura a nuovi mondi, a nuove realtà, a nuove dimensioni, a nuove percezioni.

La maniglia, quindi, non è semplicemente una maniglia. Ti stringe la mano e ti accoglie nel mondo magico di Alice. E lo dimostra il fatto che possono profumare, possono illuminare, possono colorare la vita quotidiana, i luoghi e i paesaggi domestici. Aprono alla fantasia e al viaggio oltre lo specchio. O, se preferite, oltre la porta.

Durante l’evento sono state proiettate le immagini di Andrea Chisesi, grande protagonista contemporaneo della fotografia d’autore. Ma a fare la differenza è stata soprattutto la musica, grazie alla straordinaria performance dei OneBoy del deejay Roby J. Attraverso un allestimento semplice e ricercato, realizzato dallo scenografo teatrale Mario Torre e da Greta Cuneo, ne è derivato un evento capace di proporsi come esperienza ‘totale’, dove arte, cinema, design, musica convivono in un tutto sensoriale che difficilmente è possibile sperimentare altrove.

l.b.

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21 Aprile 2008 alle 12:30 PM

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