Slow Time

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Archive for Aprile 16th, 2008

La Chiesa pensa all’edilizia sostenibile

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Roma – Non solo i problemi dell’anima, ma anche quelli della sostenibilità ambientale al centro del dibattito della Chiesa Cattolica, sempre più proiettata in una visione rispondente alla realtà di questo tempo.

Lo conferma il convegno di questi giorni, a Roma, della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) dal titolo “Costruire bene per vivere meglio“, con al centro del dibattito, non tanto gli aspetti liturgici dell’azione pastorale, ma quelli dell’estetica e dell’impatto ambientale degli edifici di culto.

Abbandonati gli stili “classici” di un tempo, in cui gli edifici religiosi venivano racchiusi negli stili romanico, gotico o barocco, oggi la nuova edilizia religiosa, se così si può definire, con ben quaranta edifici di culto che prendono forma ogni anno, pensa anche a come rapportarsi ai temi attuali della sostenibilita’ ambientale e, soprattutto, a come inserirsi correttamente nel contesto urbano di appartenenza.

A curare la discussione del tema nella Capitale, con numerosi religiosi e laici e la presenza di tecnici della materia, gli uffici della Cei che si occupano di problemi sociali e lavoro, edilizia di culto e beni culturali eccle­siastici.

Ed è proprio don Russo diret­tore dell’ufficio edilizia di culto ad introdurre il tema contemporaneo sul quale la Chiesa dimostra attenzione ad evidenziare come ci voglia “il coraggio di met­terci in dialogo positivo con la contemporaneità”.

Nessuna fretta di costruire chiese subito, sembra dire alla platea di interlocutori, spendendo il meno possibile. Anzi “l’edificazione di una chiesa – commenta – sia il frutto di un dialogo a più voci».

Al centro del dibattito anche le tematiche legate alla bioarchitettura, all’ecologia e all’edilizia sosteni­bile, che fanno parlare di “nuovo umanesimo” al presidente dell’Istituto nazionale di bioarchitettura, Ugo Sasso, che nel corso del dibattito ha evidenziato come “la vita e la sua qualità” sono l’obiettivo primario di un progetto.

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16 Aprile 2008 alle 18:19

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Elezioni: i primi commenti dei dirigenti locali

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di Vincenzo Alvaro



Castrovillari (CS) –
Facce sorridenti e cocenti delusioni ha regalato anche nel territorio del Pollino questo voto politico del 13 e 14 aprile scorso. I dati delle urne in queste ore, come era prevedibile, sono oggetto di valutazione della gran parte dei dirigenti locali delle varie formazioni che si sono visti premiare o meno dal responso dei cittadini.

Dal PDL al PD si sottolineano la forza del dato elettorale o si ammette la sconfitta, guardando al futuro che attende i partiti sul territorio locale. “Grande soddisfazione per l’eccezionale risultato conseguito a Castrovillari dal Popolo della Libertà che ci colloca tra le percentuali più alte della Calabria” è il commento con il sorriso sulle labbra di Antonio Gatto, Coordinatore cittadino di Forza Italia.

Ammette la sconfitta invece Mimmo Pappaterra, candidato al Senato per il PD di Veltroni, non mancando di sottolineare la “grande dignità” del dato elettorale che dimostra come la formazione di Veltroni sia la “grande novità nel sistema partitico e politico italiano”.

Allo stesso modo Pappaterra ritiene “straordinario” l’apporto dato al PD dalla sua candidatura e pone l’accento su due caratteristiche che, secondo lui, gli elettori hanno, nonostante tutto, apprezzato e premiato: l’identità socialista e l’appartenenza al territorio.

E mentre Gatto (PDL) pensa già al futuro al quale “guardare con grande senso di responsabilità per affrontare in modo vincente gli altri appuntamenti elettorali che da qui a poco ci vedranno protagonisti determinanti e determinati a contribuire alla crescita del la nostra Città e del nostro comprensorio”, per Pappaterra (PD) il nuovo corso lo vedrà impegnato “all’interno del PD sul territorio a rafforzare e a radicare meglio il Partito. Costruiremo anche qui, insieme agli eletti e ai dirigenti nazionali, regionali e locali e in Calabria, una nuova stagione di innovazione e di riforme”.

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16 Aprile 2008 alle 17:57

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La metà degli italiani si sposta per lavoro

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Nel nostro Paese il 51 per cento ha cambiato città per motivi occupazionali. Il 23 per cento anche nazione. I più “mobili” sono i polacchi e i giapponesi. Sette italiani su dieci andrebbero via: primi tra tutti gli abruzzessi

di Laura Bonadies

Milano - E’ quanto emerge da un’indagine condotta dalla Kelly Services, gruppo operante nel settore della fornitura di servizi per le risorse umane, che ha scoltato ben 115 mila persone in 33 Paesi diversi con l’obiettivo di verificare la mobilità dei lavoratori nei paesi industrializzati.

Secondo questo studio, il 51 per cento degli italiani ha cambiato città per motivi occupazionali e al 23 per cento è capitato anche di cambiare nazione.

Ma a spostarsi da una città all’altra sono più di tutti i polacchi e i giapponesi, dove la percentuale arriva a toccare anche il 70 per cento. Elevate proporzioni anche in Spagna (62%) e in Germania (57%). Tra quelli che, invece, si possono considerare più stanziali ci sono gli olandesi, i danesi, gli ungheresi e i belgi.

Ad ogni modo anche chi non ha cominciato il suo viaggio, sarebbe pronto a farlo e la propensione a muoversi è elevata. Infatti alla domanda se prenderebbe in considerazione un’offerta di lavoro fuori dall’Italia, rispondono affermativamente quasi sette italiani su dieci. In primis gli abruzzesi seguiti da marchigiani, sardi, campani, calabresi e siciliani.

Ancora una volta, dunque, gli italiani sono l’espressione di un popolo sempre in movimento non solo dal Sud al Nord ma anche al di là delle Alpi e dell’Oceano. E sono in moto anche ora, anche ai tempi del lavoro flessibile e dei computer portatili. Migranti ben diversi da chi li ha preceduti ma accomunati da quella stessa nostalgia di chi è costretto a lasciare la propria terra e i proprio affetti, alcune volte per sempre.

Written by slowtime

16 Aprile 2008 alle 17:01

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